C. Bertelli - eng

Vitali lives in a period of his own. Ideal companions would be Goya and Velàzquez, Rembrandt and lots of 17th century Lombard painting. He is a man of the people like the Romanino of Pisogne, Lotto of Trescorre. In fact, who else could be included in a listino of paragraphs entitled: poultry, meat, roses and sunflowers, practically a list of goods found at the market? Therefore since the first strokes the particularity great solitary was evident. This listing, which would have been absolutely impossibile with others, with Vitali becomes possibile because each theme has been scrutinised by him, explored and relished intensely, and each time with the pure nature of who is willing to be captured by the singularity of the subject, in a man to man fight between the pictorical transfiguration and the natural datum or, in certain cases, in a tight dialogue between the collective memory of certain situations and their evocation in painting.
Each of Vitali’s painting expresses astonishment. Vitali must have often plunged into the kitchen like a preying cat, to withdraw, from the skilful culinary manipulations of Mrs Vitali, the creatures that composed them maintaining the bloody traces of their violent death. In his studio, the victims changed their nature. They became sacrificial offerings on the altar of Painting and the agony of violent death was meant to redeem man’s sins. Vitali began painting when the artists defined as realists placed a profession of faith in realism before their work. Vitali was very far from them. He observed, with a free spirit and lively curiosity, things, animals, and people surrounding him. He observed them with unaffected attraction, without ideological filters. He did not care about being classified within a movement. He never stated modernity as if giving his name and address. He painted daily with the perseverance of a pianist in front of his piano and he measured himself with the great artists of the past, not only Rembrandt or Goya, but also the pompous painters and sculptors of the “Sacri Monti” (Holy Hills). Vitali has a preference for solid colour, he wants dense matter which does not separate thebackground from the figures, with everything unified in a thick lumpy impasto, into which the light enters dramatically to shape volumes and matter that the brush deposits on the canvas and transforms into precious sparkles. In his painting of roses (but one should call them rose “portraits”), the dense colour is charged with explosive sensuality and flashes of light, the unexpected reflections, the matching of pitch black with sumptuous, opulent colours, make each drooping bouquet a drama, a story, a bewitched scene. The streaked missoltini-fishes have copper reflections. They appear in the dark as if detected by a night lamp. The anchovies are lain on the plate like the ribs of a shell. Radiating blue and green reflections. The pike’s head is still as ferocious as when the predator swam devouring its victims, the cruel lord of the lake. No more thoughts for Varlin. If anything, the name that comes to mind is Soutine.
Never a gratification. Bacon looked at the quartered animals with the thought that we, opened up, are also made of the same matter as a rabbit or chicken. In this same way Vitali conceived the triptych of the quartered bull, almost sanctifying the victim in this antique alter-painting style.

Carlo Bertelli
VITALI = LIFE

M. Botta - eng

I am certain that the humanity of the artists’ glance also interpret my own sentiment, cespite the distance between our worlds and my troubled continuous running about the unimportance of every day. What is a painter for? Perhaps simply to allow us to recognize ourselves as parts of those stokes, of those colours. One can shudder faced with some of the pictorial thrusts that penetrate the most hidden folds of the figures, in the lineaments of faces and bodies, in the structures of the materials, in the pain of the flesh. Vitali paints emotions in which we can identify ourselves; perhaps this is the reason why his contiguity to the territory appears friendly to us stronger and more present than in other painters. Vitali’s universality resides in his knowledge of being a native; the antibodies matured in his own land allow him moral disenchantment with respect to the contradictions peculiar to contemporary man, in the existential dismay that we are experiencing at the dawn of this new century. Painting as a possible redemption, as an antidote to the levelling out, triteness, allure of the consumer society and ephemeralness; this is also a reflection by the artist that the work offers. Secondly, within the disciplinary work what fascinates is his quick and happy pictorial stroke, matured through the patient obstinate work of a great drawer that manages to transform the spreading of the chromatic surfaces to form such light and shade that give life to new inventions.

Mario Botta
GIANCARLO VITALI

C. Bertelli - ita

… chi altri potrebbe rientrare in un’elencazione di  paragrafi intitolati: pollame, carne, rose e girasoli, quasi una lista di ciò che si trova al mercato? Sicché sin dalla prima battuta si coglie la particolarità di questo grande  solitario. Questa elencazione, che sarebbe stata assolutamente impossibile con altri, lo diventa invece con Vitali  perché ogni tema è stato da lui scrutato, esplorato e gustato  in profondità, e ogni volta con l’animo puro di chi è disposto a farsi catturare dalla singolarità del soggetto, in un corpo a corpo tra la trasfigurazione pittorica e  il dato naturale, o, in certi casi, in un dialogo serrato tra la memoria collettiva di certe situazioni e la loro evocazione in pittura.
(…) Vitali è a favore del tutto pieno, vuole la materia densa che  non separa le figure dal fondo ma tutto unifica in un impasto spesso, grumoso, nel quale  la luce entra drammaticamente a modellare i volumi e la materia, che il pennello depone sulla tela e si sfaccetta in brillii preziosi.
Nei dipinti di rose (ma li diresti “ritratti” di rose),  il colore denso si carica d’una sensualità esplosiva e i lampi di luce, gli improvvisi riflessi, l’accostarsi di neri bituminosi e profondi a colori sontuosi, opulenti, fanno di ogni bouquet che appassisce un dramma, una storia, un paesaggio stregato.
I missoltini screziati hanno  riflessi color rame. Appaiono nel buio come rivelati da una lampada notturna. Le acciughe si dispongono nel piatto come costole d’una conchiglia. Emanano riflessi azzurri e verdi. Invece la testa di un luccio ha ancora la ferocia di quando il predatore nuotava sbranando le sue vittime, crudele signore del  lago. Non si pensa più a Varlin. Il nome che viene in mente è, se mai, quello di Soutine.
Mai un compiacimento. Bacon guardava gli animali squartati con il pensiero che anche noi, aperti, siamo fatti dentro della stessa materia di un coniglio o d’ un pollo. Così Vitali arriva a concepire il trittico del toro squartato, quasi santificando  la vittima in questo antico schema dei dipinti d’altare”.

Carlo Bertelli
VITALI = VITA

M. Botta - ita

Sono certo che l’umanità di quello sguardo di artista interpreta anche il mio sentimento, malgrado la distanza dei nostri mondi e il mio affannato correre continuo dentro la pochezza di ogni giorno.
A cosa serve un pittore? Forse semplicemente a permetterci di riconoscerci come parti di quei tratti, di quei colori.
C’è da rabbrividire di fronte ad alcuni affondi pittorici penetrati nelle pieghe più nascoste delle figure, nei lineamenti dei volti e dei corpi, nella struttura della materia, nel dolore della carne.
Vitali dipinge emozioni nelle quali ci identifichiamo; forse per questo la sua contiguità rispetto al territorio ci appare amica, forte e presente molto più che in altri pittori.
Giancarlo Vitali è uomo lombardo, figlio della grande tradizione figurativa delle prealpi (Cerano, Morazzone, Procaccini, Morlotti), dove le figure sono parti che interagiscono in totale osmosi con la luce e le configurazioni della geografia, dove le masse potenti dei monti approdano sui piani orizzontali delle acque dei laghi; per questo è impossibile immaginare il nostro pittore al di fuori di questo contesto.
(…) La pittura di Vitali dentro il suo naturale territorio storico-geografico invita coloro che ancora possiedono, il sentimento e l’umiltà dello sguardo non solo a “guardare” ma anche a “vedere” e a lasciarsi coinvolgere da nuove emozioni: la pittura, in totale simbiosi con la propria storia, trova in quel paesaggio e in quella luce una nuova pace dentro la trama della tela, un fiore appena velato ai nostri occhi da una struggente malinconia.

Mario Botta
GIANCARLO VITALI

M. Sangiorgio - ita

La “casa dei costruttori lecchesi”, così come abbiamo voluto definire la nuova sede dell’ANCE di Lecco, apre le sue porte alla città e al territorio, in un orizzonte senza confini, per fare da palcoscenico a un evento di respiro internazionale, che riunisce tre grandi protagonisti della cultura dei nostri giorni: la più grande ed importante mostra antologica di opere di un artista di valore come Giancarlo Vitali, selezionate e commentate da uno dei più autorevoli storici dell’arte quale è Carlo Bertelli e presentate nell’allestimento espositivo di Mario Botta, all’interno di una location che porta la firma del grande architetto ticinese.
E’ un evento che, come del resto la sede che lo ospita, ben interpreta ed esprime quella identità “glocale” che appartiene per sua stessa natura all’identità propria del nostro fare impresa e del nostro essere costruttori. La nostra vocazione è dare concretezza a un’idea, trasferire un’intuizione dalla carta alla realtà, creare spazi e strutture che siano luoghi di incontro tra persone, essere legati al territorio in cui viviamo, ma protesi a trasformarlo per renderlo sempre più aderente ad una società in costante e rapida evoluzione.
Questo stesso sguardo leggiamo nei quadri di Giancarlo Vitali, artista lecchese per nascita e per il profondo legame con il nostro lago ma universale nella sua capacità di leggere e dar voce agli oggetti che compongono la realtà del suo e nostro quotidiano. Frammenti di vita che in questa mostra possiamo cogliere in una estrema varietà di accenti, quasi a comporre una tela che fotografa nel suo divenire la straordinaria evoluzione dell’artista. Una tela che parla della nostra terra e nella quale, pertanto, ciascuno di noi può ritrovarsi. Una tela che, grazie a questa mostra e agli allestimenti di Mario Botta, può essere da tutti conosciuta ed apprezzata in tutti i suoi colori.

Mario Sangiorgio