Giancarlo Vitali: ultime news

Giancarlo Vitali. Time out a Palazzo Reale

23/03/2017

Giancarlo Vitali. <i>Time out</i> a Palazzo Reale

Dal 5 luglio al 24 settembre 2017 si svolge a Palazzo Reale di Milano Giancarlo Vitali – Time out una vasta antologica che presenta una rilettura critica di 70 anni di pittura: dalle prime opere degli anni Quaranta, apprezzate da Carrà, fino all’ultima e inedita produzione.
Accanto alle opere degli anni Ottanta e Novanta, esaltate da Giovanni Testori, un’ampia selezione di dipinti, di incisioni e di disegni inediti.
Il titolo è Time out, gioco fermo. Un momento di sospensione per immaginare una partita diversa, un attimo per valutare i valori in campo e il ritmo delle cose. Una pausa acritica per ri-vedere. Time out il tempo della pittura di Giancarlo Vitali.
Velasco Vitali è il curatore artistico che ne disegna il percorso espositivo.
Contemporaneamente, in tre sedi museali cittadine, si svolgono altrettante mostre su temi specifici: i fossili al Museo di Storia Naturale, l'incisione nella Sala Viscontea del Castello Sforzesco e la malattia, in collaborazione con lo scrittore Andrea Vitali, a Casa Manzoni.
La mostra è prodotta da Palazzo RealeArchiViVitali.

Salva

continua a leggere >

Leonardo Castellucci | Il segno di Vitali negli occhi nella poesia

01/03/2017

Leonardo Castellucci | Il segno di Vitali negli occhi nella poesia

Si chiama intelligenza del cuore quella da cui Giovanni Testori si faceva condurre nell’incontro col suo mondo, fosse esso d’ambito letterario, saggistico oppure artistico. O forse, a dirla con Hillman, era abitato dal quel suo daimon che gli imponeva l’emozione e il pàthos come manifestazioni di una natura senza mediazioni. Per questo nel 1983, quando casualmente (ma il grande intellettuale non credeva al caso) ‘inciampò’ in un dipinto di Giancarlo Vitali, al tempo sconosciuto artista lacustre, il suo cuore non esitò. E di lì a poco, a quel pittore appartato e poco avvezzo alla ribalta dei giornali e del mercato che conta, mutò il destino e la fortuna d’artista. Da quei lontani giorni dei primi anni ‘80 molto è stato scritto sul loro incontro, in breve stretto in amicizia, poi in vera familiarità.

continua a leggere >

Luca Cesari | Bo, Testori e il Bellanasco

15/02/2017

Luca Cesari | Bo, Testori e il Bellanasco

Come nel caso di Ungaretti, il suo volto e la sua voce mi raggiunsero bambino prima della sua poesia, così il modo d’intendere e di conoscere la pittura di Giancarlo Vitali mi ha raggiunto dapprima attraverso gli occhi di Giovanni Testori e la sciarpa sanguinante del gran ritratto eseguito sullo scrittore, nel 1986. Non c’è altro precedente che io debba ricordare come via maestra attraverso cui mi sia venuta incontro la lombardissima ala di una tale pittura che assomma in sé tutto quanto Testori riferisce per risultanza, alla realtà della pittura che in Vitali si presentifica sia per l’antico, sia per il moderno e per il contemporaneo d’importanza (che si presenti rovesciato rispetto ai suoi vertici come già in Arcangeli: Klee, Wols e Morandi al posto di Picasso), cui attingere però sul limitare di una tradizione e di un talento individuale che son lombardi, che più lombardi non ce n’è.

continua a leggere >

Vittorio Sgarbi | Vitali resuscita Testori. In quello sguardo azzurro c'è il miracolo dell'arte

01/05/2016

Vittorio Sgarbi | Vitali resuscita Testori. In quello sguardo azzurro c'è il miracolo dell'arte

Ho la sensazione che, benché lontano dagli occhi di tutti, Giancarlo Vitali sia l’ultimo pittore.
Non ne mancano certo, tra quelli che non hanno voltato le spalle all’Accademia e hanno rigenerato l’idea di una tradizione figurativa che, attraverso vari manierismi, riproduce il vero, riprendendo gli abiti usati del magazzino della memoria, da Lino Frongia a Claudio Sacchi, da Stefano di Stasio a Roberto Ferri, da Bruno d’Arcevia ad Agostino Arrivabene, tutti virtuosi e commemorativi, in un rimpianto senza fine della grande pittura, perfino Velasco, il figlio di Giancarlo. Ma in tutti loro, e in molti altri, prevale un procedimento intellettuale che assume inevitabilmente un significato programmatico contro quanti, per decenni, hanno considerato e voluto morta la pittura.
Lo dichiara esplicitamente, nei suoi dipinti accuratissimi, Maurizio Bottoni. Ma Giancarlo Vitali è un’altra storia, diversa anche da quella di Willy Varlin, di Bacon ovviamente, di López Garcìa, di Lucien Freud, tutti consapevoli del trauma attraversato dalla pittura del secolo che abbiamo alle spalle.

continua a leggere >

Carlo Bertelli | Vitali=Vita

01/01/2008

Carlo Bertelli | Vitali=Vita

Di Giancarlo Vitali, Giovanni Testori è stato l’araldo. Giorgio Soavi ne è stato il fugace presentatore. Il resto è un profondo silenzio che, in compenso, regala ai visitatori di questa mostra l’emozionante esperienza di una vera scoperta.
Più di una volta è stato scritto che un caso come questo non è più possibile, oggi. Oggi, si dice, l’efficienza del mercato d’arte, la prontezza dei nostri critici, la rapidità con cui corre l’informazione non dovrebbero tenere nascosto nessun talento. I posti sono prenotati, non si effettuano fermate intermedie, non si attendono sorprese. Il secolo corre veloce su binari sicuri.
Vitali non sembra appartenere al secolo di Kn, quello di cui Carlo Belli aveva commentato la stupefacente novità di una pittura liberata dal soggetto e che al posto dei titoli avrebbe elencato le opere come fanno i musicisti con le loro composizioni. Appunto, Kn.
E ora ecco Vitali che ci ricorda che la storia non è mai a senso unico e che dobbiamo essere pronti a improvvise sorprese.
Ecco un pittore che non si lascia incasellare in nessuna tendenza. Che non vuole essere “moderno”, che non vuole neppure corrispondere alle aspettative livellatrici del “buon gusto”.

continua a leggere >

Mario Botta |
Giancarlo Vitali

01/01/2008

Mario Botta | <br>Giancarlo Vitali

Il mondo in una stanza. La pittura vissuta come forma di vita, come esperienza totale, espressione di una tensione critica, testimonianza del proprio essere uomo al cospetto di altri uomini; poi il gesto pittorico come necessità ineluttabile come il ritmo continuo del proprio respiro; Giancarlo Vitali, un pittore che trova pace solo attraverso il farsi dell’opera dipinta.
Gli spazi che hanno visto modellarsi questa condizione esistenziale si svelano a Bellano, sul lago di Lecco, all’interno di una casa severa e compatta che si allinea sul fronte lago.
Vi si legge, in questi spazi, un’osmosi ormai rara fra la condizione quotidiana dell’abitare e quella dell’attività di lavoro propria dell’artista.
Nei differenti locali che si snodano ai piani superiori, fino all’atelier situato all’estremità della casa, non vi è interruzione di continuità fra i segni della vita di ogni giorno e quelli legati all’attività del dipingere; la luce è quella della penombra filtrata dalle persiane appena accostate; gli spazi, le suppellettili, i mobili e i quadri alle pareti raccontano del trascorrere del tempo lungo una vita scandita dagli affetti familiari.
La casa dove risiede Vitali si presenta al visitatore come uno spaccato di immagini del suo percorso, mediato dalla pittura come necessità per affermare il senso del proprio esistere.

 

continua a leggere >

Armando Massarenti | Il senso è nella cornice

01/01/2008

Armando Massarenti | Il senso è nella cornice

Che cosa fa un quadro? Quasi sempre - al di là, e prima ancora, di ogni concettualizzazione e di ogni riflessione - fa una cosa molto semplice: ci racconta una storia. A volte addirittura una storia vera. Anzi, la incornicia.
Raccontare e incorniciare possono essere due attività molto simili tra loro. A volte bastano poche parole ben composte, o poche pennellate ben incorniciate, e si dischiudono interi mondi.
Anche le ricette, in un certo qual modo, sono storie. Prendiamo per esempio una definizione culinaria: «I missoltini (o misultit) sono pesci, gli agoni, salati ed essiccati, tipici del lago di Como». Questa ricetta contiene un microracconto. I misultit più pregiati - leggo aprendo un manuale di cucina - sono quelli pescati a maggio, sui fondali sassosi dove depongono le uova. In quel periodo però ora la pesca è vietata, e bisogna aspettare giugno o luglio. Privati delle interiora, gli agoni vengono strofinati con sale, tagliati sul dorso e deposti in una marmitta ove vengono rivoltati ogni dodici ore. Dopo un paio di giorni vengono risciacquati e infilzati in uno spago, così da poter essere fatti essiccare all'aria aperta per finire, dopo qualche giorno, in un recipiente di latta.
Ed è lì che li ritroviamo nei quadri di Giancarlo Vitali. In un quadro con missoltini in barattolo non è possibile, certo, cogliere tutti i dettagli della storia. Ma poco importa.

continua a leggere >

Ludovico Pratesi | La pittura del Bellanasco

01/01/2000

Ludovico Pratesi | La pittura del Bellanasco

Il "Bellanasco" si presenta ai lettori

Un critico fine ed acuto come Giovanni Testori lo aveva soprannominato "il Bellanasco", per sottolineare con una punta di arguzia il suo paese di origine, Bellano: quel borgo lombardo affacciato sul lago di Como dove Giancarlo Vitali è nato nel 1929, figlio di una famiglia di pescatori da generazioni. Nelle sue vene scorre l'acqua di quel lago da cui "il Bellanasco" non riesce a staccarsi, risoluto a voler intraprendere, fin dall'età di quindici anni, l'impervia e difficile avventura dell'arte. Un'avventura a cui non si comanda, capricciosa e totale, che lo porta ad abbandonare ami e canne da pesca per tavolozze e pennelli, gli strumenti per raccontare il mondo che lo circonda con una pittura forte e viscerale, a tratti perfino violenta in certe cromie feroci e assolute, e nelle materie, spesse e pastose, pronte con la loro densità a rendere ancora più reale l'impatto visivo dei "fasti della pittura".

continua a leggere >

Antonio Tabucchi | Un omaggio a due "giovani" maestri

16/03/1999

Antonio Tabucchi | Un omaggio a due "giovani" maestri

Non so come reagireste voi leggendo una frase come questa: «La figurazione postmoderna sta ai videogames come la postastrazione sta alla computer graphic», che non sono le parole di un rock demenziale, ma una interpretazione «critica» (R. Barilli, “Anniottanta”, Mazzotta, Milano, '85). Su di me ha l'effetto di farmi scappare a gambe levate dagli autori ivi rappresentati, anche se magari, poverini, sono molto bravi, per cercare un po' di ristoro in luoghi meno illuminati al neon. Thomas Bernard, in uno dei suoi sulfurei romanzi (anzi, «vagabondaggi narrativi») intitolato “Antichi maestri”, ci ha lasciato le sue fantasticherie intorno ai quadri di certi grandi pittori del passato come Tintoretto o Tiziano, messi a disposizione sulle pareti di un illustre museo per l'eventuale «emozione estetica» del visitatore. L'attuale sedentario che scrive, consapevole delle teorie di Walter Benjamin sull'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica, si accontenta più modestamente dell'emozione estetica procuratagli dalle riproduzioni di tre volumi che non si stanca di sfogliare. Emozione certo più domestica e umile, ma che presenta i suoi vantaggi. Per esempio, se la giornata è bella, uno può prendersi i libri e portarseli al mare, o in campagna, o nel parco cittadino (dipende da dove si abita) e godersi personalmente quei quadri sulla pagina.
E se invece piove se li sfoglia in casa, perché guardarli è efficace rimedio contro l'uggia della giornata.

continua a leggere >

Antonio Tabucchi |
È arrivato il dottor Pereira

01/10/1997

Antonio Tabucchi | <br />Ã arrivato il dottor Pereira

Ieri mattina il dottor Pereira è tornato a farmi visita. È arrivato dall'Italia per posta fino a questa via di Lisbona. Ignaro ho aperto la grande busta gialla nel cui interno si indovinava un cartone, e l'ho sorpreso seduto a un tavolino del caffé Orquídea mentre beveva la sua limonata. Anche lui mi guardava, sorpreso che io lo guardassi.

continua a leggere >

Marco Carminati | Un catalogo fatto a mano. Colloquio con Giancarlo Vitali

01/01/1997

Marco Carminati | Un catalogo fatto a mano. Colloquio con Giancarlo Vitali

«Mi raccomando scriva che io sono burbero, altrimenti la mia pace e la mia solitudine vanno a farsi benedire».
Esordisce così Giancarlo Vitali raggiunto nel suo studio-casa-eremo di Bellano, mentre è al lavoro per montare il catalogo dei disegni che compongono questa mostra.          
Chissà perché questo pittore è circondato dalla fama di orso solitario. A me è parso tutt'altro: è un conversatore affabile, capace di coinvolgere emotivamente l'interlocutore. Si può stare a parlare con lui una giornata intera senza accorgersi del declinare del sole. Le emozioni provate nel corso del suo amatissimo lavoro, i piccoli segreti di bottega, il ruolo dei personaggi e delle cose che si manifestano nelle opere, gli amici, gli artisti del suo tempo, il suo lago che muta inesorabile, la moglie, i figli, i nipoti sono la trama del pacato conversare di Giancarlo Vitali, scandito da libri cavati dallo scaffale, da cartelle aperte per far vedere ciò di cui si parla, e poi dall'ostensione dei quadri, grandi e piccoli, recenti e meno recenti, presi in bell'ordine dalla rastrelliera nella stanza di là.

continua a leggere >

Marco Vallora | "Siamo solo comparse". Ma ci sono anche i maestri

01/01/1996

Marco Vallora | "Siamo solo comparse". Ma ci sono anche i maestri

La solita premessa. Temo ormai di ripetermi. Ma è di fronte a pittori come Giancarlo Vitali che il Povero Critico avverte diventare più che precaria e presuntuosa, pretestuosa, vana la propria carriera - per non dire il tormentato mestiere - di 'parlatore' dell'arte. Come se con un pretenzioso megafono si dovesse rianimare la pelle addormentata dei quadri.
Ma i grandi pittori hanno davvero bisogno della 'voce' di chi li sostenga e supporti? Non è più nobile un rapito, rispettoso, decoroso silenzio?
Come ha ragione il geniale Valéry, disegnatore e incisore lui stesso - e non dilettante -, quando ferisce le nostre velleità locutorie, scrivendo: "Si è detto tutto su Daumier, tutto quello che si poteva dire... Ma sostenuto questo, deve sorgere la sensazione che nulla sia stato detto e che non c'è nulla da dire. Un'opera d'arte che non ci renda muti è di scarso valore: essa è commensurabile con le parole. Ne risulta che ciò che si scrive sull'arte non può altro che lusingarci di saper restituire, meglio, di preparare quel silenzio di stupore rapito, di charme che non necessita di parole".

continua a leggere >

Franco Loi | Due testimoni sotterranei - G. Vitali e A. Boyer

01/04/1991

Franco Loi | Due testimoni sotterranei - G. Vitali e A. Boyer
  1. Ho pensato spesso che un giorno bisognerà scrivere la storia sotterranea di questi nostri anni. Anche la storia della nostra civiltà è retta da chi non compare, da chi fatica e soffre: è sempre storia degli sconfitti, degli umili, dei dimenticati, dei generosi, dei poveri. Dietro il carico storico di tutto ciò che è violenza e dolore, potere e vanità, sopraffazione e sfruttamento, c'è il volto ignoto «dei facitori della storia», delle moltitudini che lavorano, delle coscienze respinte, della cultura disconosciuta, della sapienza occulta. Tuttavia, in questi ultimi anni la violenza è entrata silenziosamente nelle coscienze, è diventata prima ideologia e poi costume. Il principio della quantità - massa, denaro, possesso materiale - ha generato ritorni di barbarie, sacrifici umani - penso anche ai milioni di bambini che ogni giorno muoiono di fame a permettere lo spreco e le vergogne della «civiltà occidentale» -, e rammento i lager, i gulag, i bombardamenti sulle città inermi, la droga che uccide.

continua a leggere >

Giovanni Testori | Il ritratto come cannibalismo

01/01/1987

Giovanni Testori | Il ritratto come cannibalismo

Sembra quantomeno opportuno avvisar subito il visitatore come il titolo della presente rassegna, mutuato da un'affascinante mostra parigina d'alcuni anni fa, nella quale, per altro, erano state raccolte opere appartenenti ad artisti o secoli diversi, sia responsabilità (o, se così parrà, errore) del qui scrivente. Ugualmente sembra opportuno avvisare come sia da porre sul conto del medesimo la divisione dell'opere, tanto in mostra, quanto in catalogo (che la mostra intende consegnare "a futura memoria"); la divisione dicevo, non già secondo una linea dritta e normale, quella cioè cronologica, bensì secondo una linea spezzata, aggrovigliata, ingarbugliata, sgarbugliata e, poi, subito, ringarbugliata; quella linea, o non-linea, intendo, che deriva dalla divisione per gruppi di simpateticità psico-somatica, psico-formale, psico-stilistica, psico-erotica, psico-nevrotica, psico-sensoriale, psico-sessuale e, in modi addirittura trionfanti, psico-sentimentale; quest'ultima simpateticità, ove l'aggettivo lo s'incastri sull'umida, muschiata pietra di se stesso, non per ottenerne una degradazione verso l'ismo, bensì per riconoscergli la capacità di contenere ciò che, appunto, lega e slega ogni famiglia; ciò che i di lei membri, tra volontà dell'Iddio, sperma, gene, piastrine di sangue e animus, irreparabilmente eguaglia ed assembra, ma, altrettanto irreparabilmente, allontana, separa o, addirittura, disgrega; caricandoli d'odio e, talvolta, direttamente, e delittuosamente, di coltelli o d'altre armi.

continua a leggere >

Giovanni Testori | I fasti della pittura

22/08/1984

Giovanni Testori | I fasti della pittura

«Il genio degli ignoti»: Giancarlo Vitali

Non dovremo andar molto lontano, questa volta, per ca­var dalle bende di quella strana, interessatamente (e, forse, turpemente) coltivata dea, che è la dimenticanza; per cavar fuori e buttar poi lì, sul tavolo della luce, l'ignoto. Come lo spirito, anche il genio anzi, questa seconda volta, il genio della pittura-pittura, soffia do­ve soffia; e buonanotte a tutte le presunzioni che vorrebbero, di lustro in lustro, disegnare la «mappa» che, per un determi­nato tempo, dovrebbe compor­re la veridica storia dell'arte!

 

continua a leggere >

Gianni Brera | Il mio paese del lago

12/02/1983

Gianni Brera | Il mio paese del lago

I disegni m’intrigano di acchito per la singolare disinvoltura con cui l’artista ha saputo cavarli dal reale. Mentre mi affiora questa certezza (il pensiero granisce dapprima timido e poi s’infigge nella corteccia come per violentarla secondo logica), una voce curiosa mi sussurra: «Porque la vida es sueño - y los sueños sueño son».

Così evocato, il severo drammaturgo spagnolo sembra volersi esimere con immotivata cupezza. Capita a chiunque di sentirsi banale quando certe immagini gli rampollano su dall’inconscio. Io sono subito indotto a detestare il mio contagio, che mi è facile confondere con una sorta di lebbra letteraria. Poi, inaspettato, mi soccorre il poeta, così tormentosamente espresso dal suo disegno.

continua a leggere >