2008
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Suovetaurilia
05/06/08 16:31 Archiviato in:Publications
/ Pubblicazioni
Suovetaurilia
A brand new engravings portfolio including 6 original etchings by Giancarlo Vitali.
Preface by Carlo Bertelli, edition of 30+V.
Will be presented on June 21st (closing day of Portraits of poultry, meat, roses and sunflowers)
Suovetaurilia è
una raccolta di 6 incisioni originali (tutte
realizzate con tecnica acquaforte-acquatinta) di
Giancarlo Vitali con la prefazione di Carlo
Bertelli stampata in 30 + V esemplari.
Sarà presentata da Carlo Bertelli il 21 giugno, giorno di chiusura della mostra Ritratti di pollame, carne, rose e girasoli nella Casa dei Costruttori, via Grandi, Lecco.
A brand new engravings portfolio including 6 original etchings by Giancarlo Vitali.
Preface by Carlo Bertelli, edition of 30+V.
Will be presented on June 21st (closing day of Portraits of poultry, meat, roses and sunflowers)
Sarà presentata da Carlo Bertelli il 21 giugno, giorno di chiusura della mostra Ritratti di pollame, carne, rose e girasoli nella Casa dei Costruttori, via Grandi, Lecco.
Suovetaurilia - Testo di Carlo Bertelli
Suovetaurilia
Questa cartella di acqueforti è una tragica e intensa meditazione sul ciclo della vita e della morte.
Le domande angosciose sono quelle di sempre: che senso ha la vita? Meglio: la vita ha un senso?
Se guardo i rilievi romani che raffigurano il suovetaurilia, ovvero gli animali – toro e maiale – condotti all’ara sacrificale, non ho dubbi che nella breve linea dalla nascita alla morte degli animali gli antichi vedessero un destino.
Bardato d’infule come un sacerdote, il toro avanzava gravemente, quasi conscio di una sorte che l’avrebbe tolto alla compagnia degli uomini per raggiungere, col suo sapore e il suo odore, gli dei golosi in attesa.
Gli animali della stalla e del cortile hanno una morte che li distingue. Dopo l’ultimo respiro, entrano in un ciclo nuovo.
Sono anatomizzati sul tavolo del macellaio e sul tavolo di cucina, dissanguati, rivestiti di aromi, messi sul fuoco.
Il loro squartamento ha regole precise. Ogni pezzo della loro carne ha un nome particolare, che non sempre corrisponde alla stessa parte anatomica dell’animale vivo. Oxennon è beef.
Grande è stato il rifiuto degli Anglosassoni, quando appresero le buone maniere dai cavalieri normanni, di confondere il vivo con il commestibile.
Solennità degli animali uccisi e squartati. Quella solennità che aveva bene visto Rembrandt e che bene ha visto Giancarlo Vitali in alcune sue pitture stupefacenti per invenzione cromatica e commozione.
Il destino delle bestie, osservate nel negozio del macellaio o tra i fumi della cucina, è il rito della tavola. L’agapé, l’amore che unisce la famiglia o gli amici intorno a quest’ultima tappa dell’esistenza animale.
Un foglio con due stampe, una in sanguigna, l’altra in nero, passa da una tragedia in atto alla commemorazione.
In alto, la testa sanguinante di un vitello, appesa a un gancio, ancora gocciolante, rivela l’esofago squarciato da cui protrude la lingua dell’animale. Nella stampa più in basso, il dramma dovrebbe essere placato nella metamorfosi dalla testa al bucranio.
In realtà non è così. Quello che Vitali rappresenta non è affatto un classico bucranio calcinato dal sole. L’occhiaia vuota, i denti ancora digrignanti non pacificano nessuno. Specialmente non inganna chi apprezzi il lavoro magistrale dell’acquatinta, che modella le luci e le ombre e trasforma un osso in un paesaggio da esplorare. Certo, le due lastre non sono nate insieme, ma ora che le loro impronte sono sullo stesso foglio, sarebbe impossibile separarle, tanto si corrispondono non soltanto per i temi, che indicano due tempi d’uno stesso dramma, ma per il loro meraviglioso e complementare virtuosismo tecnico.
Un’altra stampa è, in un certo senso, il “ritratto” di un bue, o toro, appeso al gancio. Dico ritratto perché non si tratta di una testa, dato che ci sono la spalla e il collo. Questo studio rammenta un grande dipinto di Vitali, ma se ne discosta con un gioco sottile tra acquatinta e acquaforte. Inoltre, il formato della stampa è qui talmente ben inteso e trattato con tanta libertà, che se voi rovesciate di 45 gradi l’incisione, improvvisamente l’animale quasi rivive e torna a muggire.
L’occhio, dove distinguete l’iride dalla sclera venata, ha un riflesso che lo fa apparire non più spento, mentre i muscoli e la pelle non sembrano più dipendere dalla trazione del gancio, ma essere tesi da un atto volontario.
Suggerisco questo esperimento poiché corrisponde perfettamente alle qualità precipue della stampa. Spesso le stampe sono messe sotto vetro, incorniciate e appese al muro. Ma il vero conoscitore ha bisogno di prenderle in mano, di stabilire con loro un contatto diretto e, come in questo caso, meravigliarsi dell’intreccio fittissimo di segni, scorrere con lo sguardo dalla luce all’ombra e ammirare l’emergere del corno dalle tenebre, come una fiamma accesa su un monte.
Le stampe di Vitali richiedono un colloquio intimo. In altre stampe, la materia degli inchiostri e della carta entra in conflitto con l’oggettività della carne e la trasfigura. Sono stampe d’una forza stupenda, dove il ricordo delle carcasse monche, dei costati sbranati si esalta in un artificio di ombre e penombre, si dissolve e riappare, diventa odore dolciastro di sangue.
Eora inevitabile il confronto con i grandi classici dell’incisione, che Vitali ha studiato appassionatamente.
I nomi vengono subito in mente, ma l’autore non vorrebbe che li tirassimo in ballo. Rispettiamo la sua riservatezza e la sua novità. Poiché l’incisione di Vitali è un capitolo nuovo e indipendente. Nell’immagine di un vitello – o capretto – ucciso, che si appoggia, disarticolato, con la testa al piano, è impressionante osservare le tracce del primo stato che realizzano un disegno astratto, leggero e trasparente, su cui gli stati successivi sono intervenuti con le note basse e potenti dei neri.
Verità e arte s’incontrano al punto che le scolature degli acidi calcografici sono similitudini di sangue. E proprio dove gli acidi tracciano drippingsche scavano solchi tortuosi nella lastra, al di sotto della carcassa enorme di un bue squartato, ecco apparire la testa mozzata e tuttavia implorante di un agnello. Così forme e creature emergono dal vortice delle cancellazioni.
Oscura e dolorosa profezia e dolce intenerimento sono inseparabili, qui come sempre, nell’opera di Giancarlo Vitali.
Carlo Bertelli
Questa cartella di acqueforti è una tragica e intensa meditazione sul ciclo della vita e della morte.
Le domande angosciose sono quelle di sempre: che senso ha la vita? Meglio: la vita ha un senso?
Se guardo i rilievi romani che raffigurano il suovetaurilia, ovvero gli animali – toro e maiale – condotti all’ara sacrificale, non ho dubbi che nella breve linea dalla nascita alla morte degli animali gli antichi vedessero un destino.
Bardato d’infule come un sacerdote, il toro avanzava gravemente, quasi conscio di una sorte che l’avrebbe tolto alla compagnia degli uomini per raggiungere, col suo sapore e il suo odore, gli dei golosi in attesa.
Gli animali della stalla e del cortile hanno una morte che li distingue. Dopo l’ultimo respiro, entrano in un ciclo nuovo.
Sono anatomizzati sul tavolo del macellaio e sul tavolo di cucina, dissanguati, rivestiti di aromi, messi sul fuoco.
Il loro squartamento ha regole precise. Ogni pezzo della loro carne ha un nome particolare, che non sempre corrisponde alla stessa parte anatomica dell’animale vivo. Oxennon è beef.
Grande è stato il rifiuto degli Anglosassoni, quando appresero le buone maniere dai cavalieri normanni, di confondere il vivo con il commestibile.
Solennità degli animali uccisi e squartati. Quella solennità che aveva bene visto Rembrandt e che bene ha visto Giancarlo Vitali in alcune sue pitture stupefacenti per invenzione cromatica e commozione.
Il destino delle bestie, osservate nel negozio del macellaio o tra i fumi della cucina, è il rito della tavola. L’agapé, l’amore che unisce la famiglia o gli amici intorno a quest’ultima tappa dell’esistenza animale.
Un foglio con due stampe, una in sanguigna, l’altra in nero, passa da una tragedia in atto alla commemorazione.
In alto, la testa sanguinante di un vitello, appesa a un gancio, ancora gocciolante, rivela l’esofago squarciato da cui protrude la lingua dell’animale. Nella stampa più in basso, il dramma dovrebbe essere placato nella metamorfosi dalla testa al bucranio.
In realtà non è così. Quello che Vitali rappresenta non è affatto un classico bucranio calcinato dal sole. L’occhiaia vuota, i denti ancora digrignanti non pacificano nessuno. Specialmente non inganna chi apprezzi il lavoro magistrale dell’acquatinta, che modella le luci e le ombre e trasforma un osso in un paesaggio da esplorare. Certo, le due lastre non sono nate insieme, ma ora che le loro impronte sono sullo stesso foglio, sarebbe impossibile separarle, tanto si corrispondono non soltanto per i temi, che indicano due tempi d’uno stesso dramma, ma per il loro meraviglioso e complementare virtuosismo tecnico.
Un’altra stampa è, in un certo senso, il “ritratto” di un bue, o toro, appeso al gancio. Dico ritratto perché non si tratta di una testa, dato che ci sono la spalla e il collo. Questo studio rammenta un grande dipinto di Vitali, ma se ne discosta con un gioco sottile tra acquatinta e acquaforte. Inoltre, il formato della stampa è qui talmente ben inteso e trattato con tanta libertà, che se voi rovesciate di 45 gradi l’incisione, improvvisamente l’animale quasi rivive e torna a muggire.
L’occhio, dove distinguete l’iride dalla sclera venata, ha un riflesso che lo fa apparire non più spento, mentre i muscoli e la pelle non sembrano più dipendere dalla trazione del gancio, ma essere tesi da un atto volontario.
Suggerisco questo esperimento poiché corrisponde perfettamente alle qualità precipue della stampa. Spesso le stampe sono messe sotto vetro, incorniciate e appese al muro. Ma il vero conoscitore ha bisogno di prenderle in mano, di stabilire con loro un contatto diretto e, come in questo caso, meravigliarsi dell’intreccio fittissimo di segni, scorrere con lo sguardo dalla luce all’ombra e ammirare l’emergere del corno dalle tenebre, come una fiamma accesa su un monte.
Le stampe di Vitali richiedono un colloquio intimo. In altre stampe, la materia degli inchiostri e della carta entra in conflitto con l’oggettività della carne e la trasfigura. Sono stampe d’una forza stupenda, dove il ricordo delle carcasse monche, dei costati sbranati si esalta in un artificio di ombre e penombre, si dissolve e riappare, diventa odore dolciastro di sangue.
Eora inevitabile il confronto con i grandi classici dell’incisione, che Vitali ha studiato appassionatamente.
I nomi vengono subito in mente, ma l’autore non vorrebbe che li tirassimo in ballo. Rispettiamo la sua riservatezza e la sua novità. Poiché l’incisione di Vitali è un capitolo nuovo e indipendente. Nell’immagine di un vitello – o capretto – ucciso, che si appoggia, disarticolato, con la testa al piano, è impressionante osservare le tracce del primo stato che realizzano un disegno astratto, leggero e trasparente, su cui gli stati successivi sono intervenuti con le note basse e potenti dei neri.
Verità e arte s’incontrano al punto che le scolature degli acidi calcografici sono similitudini di sangue. E proprio dove gli acidi tracciano drippingsche scavano solchi tortuosi nella lastra, al di sotto della carcassa enorme di un bue squartato, ecco apparire la testa mozzata e tuttavia implorante di un agnello. Così forme e creature emergono dal vortice delle cancellazioni.
Oscura e dolorosa profezia e dolce intenerimento sono inseparabili, qui come sempre, nell’opera di Giancarlo Vitali.
Carlo Bertelli
Portraits of poultry, meat, roses and sunflowers
14/02/08 15:36 Archiviato in:Exhibitions /
Mostre
GIANCARLO
VITALI
Portraits of poultry, meat, roses and sunflowers
A great exhibition of paintings of the Master Giancarlo Vitali, wanted and organized by Ance Lecco (National Builders Association), set up by Mario Botta and curated by Carlo Bertelli, opens on 15th of March and runs until 21st of june 2008, hosted by the building, located in via Grandi in Lecco, conceived and designed by Botta himself and inaugurated on this special event.
A selection of 135 works divided into 11 sections – animals, still lifes, characters, masks, flowers, … - “ The set up – Architect Botta affirms – is an “in motion path” crawling through the spaces, running inside and outside the walls of the new site of the Ance Lecco, where Vitali’s paintings characters come to life to inhabit the place.”
GIANCARLO
VITALI
Ritratti di pollame, carne, rose e girasoli
Una grande rassegna di dipinti di Giancarlo Vitali voluta e organizzata da Ance Lecco (Associazione Nazionale Costruttori Edili), allestita da Mario Botta e curata da Carlo Bertelli sarà visitabile dal 15 marzo al 21 giugno 2008 nell’edificio di via Grandi a Lecco, progettato dallo stesso Botta e inaugurato in questa occasione.
Le 135 opere saranno divise in 11 sezioni – gli animali, le nature morte, i personaggi, le maschere, i fiori,… - “ in un allestimento – afferma l’Architetto Botta - che si articola fra gli ambienti interni ed esterni della nuova sede dell’ Associazione nazionale costruttori edili di Lecco, dove le figure di Vitali divengono personaggi che abitano gli spazi”.
Portraits of poultry, meat, roses and sunflowers
A great exhibition of paintings of the Master Giancarlo Vitali, wanted and organized by Ance Lecco (National Builders Association), set up by Mario Botta and curated by Carlo Bertelli, opens on 15th of March and runs until 21st of june 2008, hosted by the building, located in via Grandi in Lecco, conceived and designed by Botta himself and inaugurated on this special event.
A selection of 135 works divided into 11 sections – animals, still lifes, characters, masks, flowers, … - “ The set up – Architect Botta affirms – is an “in motion path” crawling through the spaces, running inside and outside the walls of the new site of the Ance Lecco, where Vitali’s paintings characters come to life to inhabit the place.”
Exhibition Info
By Carlo Bertelli and Mario Botta
Set up: Mario Botta
Catalog: Federico Motta Editore
March 15th - June 21st, 2008
Opening hours:
Monday - Friday: 10-18
Saturday - Sunday: 11-18
ANCE LECCO
Via Grandi (Ospedale Manzoni district), Lecco (Italy)
Ph. +39 0341 491936 www.ancelecco.it, edili@ancelecco.it
press@giancarlovitali.com
Free entry
Set up: Mario Botta
Catalog: Federico Motta Editore
March 15th - June 21st, 2008
Opening hours:
Monday - Friday: 10-18
Saturday - Sunday: 11-18
ANCE LECCO
Via Grandi (Ospedale Manzoni district), Lecco (Italy)
Ph. +39 0341 491936 www.ancelecco.it, edili@ancelecco.it
press@giancarlovitali.com
Free entry
Ritratti di pollame, carne, rose e girasoli
Una grande rassegna di dipinti di Giancarlo Vitali voluta e organizzata da Ance Lecco (Associazione Nazionale Costruttori Edili), allestita da Mario Botta e curata da Carlo Bertelli sarà visitabile dal 15 marzo al 21 giugno 2008 nell’edificio di via Grandi a Lecco, progettato dallo stesso Botta e inaugurato in questa occasione.
Le 135 opere saranno divise in 11 sezioni – gli animali, le nature morte, i personaggi, le maschere, i fiori,… - “ in un allestimento – afferma l’Architetto Botta - che si articola fra gli ambienti interni ed esterni della nuova sede dell’ Associazione nazionale costruttori edili di Lecco, dove le figure di Vitali divengono personaggi che abitano gli spazi”.
Info mostra
A cura di Carlo Bertelli e Mario Botta
Allestimento: Mario Botta
Catalogo: Federico Motta Editore
15 marzo – 21 giugno 2008
Da lunedì a venerdì: ore 10-18; sabato e domenica: ore 11-18.
NUOVA SEDE ANCE LECCO
Via Grandi (zona Ospedale Manzoni), Lecco
Tel. +39 0341 491936 www.ancelecco.it, edili@ancelecco.it
press@giancarlovitali.com
ingresso gratuito
Allestimento: Mario Botta
Catalogo: Federico Motta Editore
15 marzo – 21 giugno 2008
Da lunedì a venerdì: ore 10-18; sabato e domenica: ore 11-18.
NUOVA SEDE ANCE LECCO
Via Grandi (zona Ospedale Manzoni), Lecco
Tel. +39 0341 491936 www.ancelecco.it, edili@ancelecco.it
press@giancarlovitali.com
ingresso gratuito
Attorno al tavolo
05/02/08 15:20 Archiviato in:Exhibitions /
Mostre
La Galleria Antonia Jannone è lieta di festeggiare con un’ampia rassegna di opere la mostra di:
GIANCARLO VITALI
“Attorno al Tavolo”
Inaugurazione martedì 11 marzo 2008 alle 19.
Verranno presentati “ritratti” di quanto figura sulla mensa imbandita e nei suoi dintorni…..Una straordinaria selezione di opere su carta e tela di grande efficacia, che sottolineano l’assenza del maestro dal palcoscenico dell’arte: un ritorno che avviene in concomitanza con la grande mostra antologica che si svolgerà a Lecco: Giancarlo Vitali “Ritratti di pollame, carne, rose e girasoli…” con presentazione di Carlo Bertelli e Mario Botta che ne cura anche l’allestimento.
“I missoltini screziati hanno riflessi color rame. Appaiono nel buio come rivelati da una lampada notturna. Le acciughe si dispongono nel piatto come costole di una conchiglia. Emanano riflessi azzurri e verdi. Invece la testa di un luccio ha ancora la ferocia di quando il predatore nuotava sbranando le sue vittime, crudele signore del lago… Mai un compiacimento…” (Carlo Bertelli).
Lo stesso Giovanni Testori in un articolo pubblicato nel 1984 sul Corriere della Sera presenta ai lettori Giancarlo Vitali con parole vibranti di entusiasmo per una pittura "sontuosa e trionfante di sughi, succhi, rapine cromatiche, carnali ascendenze, sempre di fiumi, di rose, di peonie e di sangue".
The Artist Book
Attorno al Tavolo

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Catalogo in galleria con
testi di Armando Massarenti e Marco Vallora.
La mostra continuerà fino al 12 aprile 2008.
Tutti i giorni dalle 15.30 alle 19.30. La mattina su
appuntamento.


